“Metodo da osservarsi dai giornanti e stracciafogli” – un regolamento del 1776
In archivio è conservato un regolamento per l’esecuzione dei “servizi di carità” del 1776. Si tratta di un’ “istruzione, ossia metodo, contenente tutte le cose necessarie a sapersi et osservarsi da tutti quei che esercitano l’opere di misericordia all’oggetto di dispensarsi a quei giovani, che ne intraprendono l’esercizio” (cfr. delibera del magistrato del 24 marzo 1776). La redazione del documento venne affidata al provveditore in carica, Giuseppe di Poggio Baldovinetti, per essere sottoposto poi al vaglio sia del Corpo generale che dei conservatori che lo ritennero idoneo.
In seguito se ne ordinano 100 esemplari a forma di manifesto agli stampatori Allegrini, Pisoni e compagni:

uno per essere affisso in “Compagnia” a pubblica fruizione e gli altri per essere distribuiti agli interessati.
Qui di seguito la trascrizione dei passaggi più significativi:
Metodo da osservarsi dai Giornanti e Stracciafogli della Venerabile Compagnia della Misericordia di Firenze pubblicato questo dì, 14 aprile 1776

I signori capitani, consiglieri e conservatori della Ven. Confraternita della Misericordia di questa città di Firenze, (…), avendo preso in considerazione diversi abusi che nell’esercizio dell’Opera Pia si praticano – forse per mancanza di conveniente istruzione –, incaricarono il loro presente provveditore Giuseppe di Poggio Baldovinetti [1775-1782] a porvi opportuno riparo, con pubblicare la presente riforma vinta e girata dal loro Magistrato nel sopraddetto giorno con numeri 12 voti favorevoli, un solo contrario, ed in seguito ordinarne l’affissione nel loro pubblico Oratorio di Residenza, tutto ciò ad oggetto di avvertire quei del numero dei Giornanti e Stracciafogli a tenersi lontani da certe mancanze nelle quali, a bella posta incorrendo, non si darà luogo alle scuse onde sottrarsi alle correzioni ed ordini che vegliano da lungo tempo nel Libro dei nostri Decreti ecc.


Intanto, chiunque dei nostri aggregati – conformandosi al nuovo metodo – abbia in mira di così esercitarsi nell’Opere di Misericordia da conseguire larga mercede nell’altra Vita, ed in questa servire di buon esempio e di edificazione ai suoi concittadini, e (…) agli augusti personaggi.
- Comandiamo che al primo ingresso del nostro Oratorio luogo sacro, ed a cui come Patroni e Tutelari presiedono Maria Santissima, il S. Patriarca Tobia ed il Martire S. Sebastiano, non vi sia chi trascuri di farli reverenza e genuflesso reciti un Pater ed Ave per implorare il loro patrocinio (…);
- (…)
- Non sia permesso, fuori che ai signori Capi di Guardia, di trattenersi nella stanza dell’Udienza. Ma – subito sbrigate le sue faccende -, chiunque o se ne parta o prenda posto alle manganelle senza punto accostarsi al banco ove sta il Maestro; avendo piuttosto premura di scegliersi in quel frattempo un compagno – al possibile di uguale altezza – guardandosi soprattutto di parlare con voce alta, usare termini impropri e far cerchio e combriccola sul cimitero potendo essere pubblicamente corretti e gastigati in caso di contravvenzione.
- Si vuole che al cenno del Capo di Guardia, e non prima, si prendano le vesti: quali staranno avvertiti di non usare troppo logore. (…) Inoltre, si proibisce rigorosamente l’usare calze e tacchi alle scarpe di altro colore che nero, eziandio [qui nel senso di “ad eccezione] nel caso della maggiore fretta dopo la prima ora di notte.(…)
- Si comanda che così vestiti con cappello alle spalle, corona in mano – e non ripiegata dietro al fianco -, debbano essere pronti a uscire di Compagnia subito che sarà dato loro il cenno dal Capo di Guardia. Chi entrerà allora alla guardia, d’avanti procuri di bene informarsi e della situazione della strada e del numero della casa d’onde si deve estrarre il malato per andar poi con quiete e certezza al luogo indicato.
- Si permette di domandar licenza al Maestro di spogliarsi [cioè rinunciare al servizio] quando la polizza sia in campagna o che la lunghezza del tempo da impiegarsi possa riuscire di grave pregiudizio all’interesse d’alcuno (…).
- (…).
- (…)
- Il passo con cui si muoverà il cataletto sia regolato, piuttosto lento per maggior comodo del malato, per tenere più unite le coppie e finalmente per adattarsi alle forze disuguali di quei che faranno la carità; solo par compatibile la maggior fretta in alcuni casi urgenti nei quali i signori Capi di Guardia dovranno avere l’occhio a licenziare i vecchi o in qualche maniera deboli.
- Essendo noto qual rincrescimento si provi talora da alcuni nel prendere il coltrino, salire le scale, penetrare la camera degl’infermi e impiegarsi nel loro trasporto, preghiamo tutti a farsi un impegno grande di dar mano ad una simile opera ove si acquista maggior merito (…), esortando però i deboli di stomaco – e non assuefatti – a regolarsi con cautela per evitare qualunque disturbo. – Niuno s’inoltri per le scale e stanze delle case se alla testa non abbia il Maestro (…).
- Parimenti si vieta di metter mano sopra al malato o nel letto o in strada in occasione di qualche disgrazia, se prima il Capo della Guardia non è giunto d’appresso e fattone il cenno di muoverlo.
- Esortiamo poi (…) che, chi si trattiene in strada per attendervi la partenza del cataletto, a non sedersi sopra le stanghe del medesimo, nei muriccioli contigui, dar le rene al muro o troppo dilungarsi ma, piuttosto, si introduchino nel terreno dell’abitazione (…). E, se questo sia chiuso e sbarazzato da qualunque persona, viene permesso di alzarsi la buffa; con calarla, però, al primo comparire del malato o di altro soggetto che sopraggiunga. (…)
- Comandiamo che, posto il malato nel cataletto e questo levato in spalla, sia retto nei quattro lati consueti da quei della guardia. Quest’assistenza, essendo di grandissima importanza per evitare qualunque sinistro accidente, non possiamo fare a meno di non pregare i nostri fratelli ad avere l’occhio perché niuno lasci di sostenere la sua parte;(…) Sono di pia consuetudine le formule devote che si praticano nel levar di spalla il cataletto o nel cederlo a chi deve sotto entrare dopo: mentre nel primo caso si suol dire “Iddio glie ne renda il merito” e nel secondo “Vada in pace”. – Nulla si prescrive della colletta che si fa per l’infermo mentre in questa non corre obbligo ed ognuno si consigli con la sua pietà e propria condizione.
- Dovrà, chiunque scoprisse nel malato, camminando per istrada, qualche notabile variazione, avvisarne il Maestro ed allora quei della Guardia avranno cura di alzare sovente la coperta dell’arcuccio; in tal contingenza più che mai viene la necessità di marciare con passo lento, avvertendo di mutare subito le coppie quando accadesse che, per non potersi accordare nel passo, il cataletto non fosse portato pari e senza scosse (…). – Similmente, occorrendo di porgere qualche aiuto spirituale o temporale al malato, i nostri aggregati si raccolghino intorno al cataletto un cerchio ed, attenti all’ordine del Maestro, s’ingegnino d’usare tutta la carità e diligenza possibile; ed i più novizi cedino la mano agli anziani (…). – Se ad alcuno abbisognasse qualche necessità corporale, vegga di supplirvi in luogo più appartato; e meglio sarebbe di sbrigarsi più presto sia possibile e restituirsi al suo Corpo [=gruppo]: resta perciò proibito sotto pena di essere licenziato, il porre piede nel giardino di Santa Maria Nuova ed a questo gastigo altresì sarà soggetto chiunque senza giusto motivo si trattenesse sì lungamente in tali faccende che fosse poi in grado di correr dietro al cataletto già partito di ritorno.
- (…)
- Compi[u]ta l’opera nel ritorno che si fa al nostro Oratorio, nel porre il piede sullo scalino del Cimitero, ciascuno dica – voltandosi a quei che lo seguono – “Iddio glie ne renda il merito”. – Gli Stracciafogli, intanto, deposta la veste, (…) si presenteranno al banco (…) per riceverne quei punti che saranno accordati ad ognuno in egual somma senza parzialità o distinzione, al qual’effetto, e per maggior chiarezza è stato ordinato doversi in ogni mese rinnovare le tabelle della rassegna, acciocché sia reso ad ognuno quella giustizia che si sarà meritata colle proprie fatiche e servitù.
- Non sia permesso sotto qualunque pretesto uscire di Compagnia colla veste indosso; ma piuttosto – dopo averla piegata -, la riponghino nella cassa destinatagli a differenza del cappello il quale, non essendo proprio, dovrà lasciarsi sopra uno dei banchi. Così, partendosene, non faccino cerchio di crocchio all’intorno del nostro Oratorio e, anocr meno in altro luogo, ragionino di cose spettanti alla Confraternita o sue costituzioni, il che facendo, che Iddio non voglia, con termini poco propri e denotanti mancanza di rispetto verso del Santo Luogo, e ciò sotto qualunque titolo e pretesto, saranno o Giornanti o Stracciafogli, che siano severamente penitenziati oppure rasi dalla rassegna.
- (…)
Dopo pubblicati i presenti Ordini e Costituzioni, ci riserbiamo la facoltà di ordinare altre cose che per l’avvenire crederemo esser convenienti alla pulizzia e buon’ordine, frattanto raccomandiamo al diletto nostro fratello Provveditore pro tempore di prendersi la maggior premura per l’esatto adempimento di quanto sopra è stato prescritto, rimettendo ad esso la facoltà di regolarsi in ogni caso dentro i termini della giustizia, senza trascurare quegli dell’equità e discrezione, dovendosi i cristiani dar mano gli uni agli altri nel sostenerei pesi e gli obblighi del proprio stato secondo il sentimenti di S. Paolo Alter alterius onera portate.
Gli ufiziali e conservatori; Provveditore Giuseppe Baldovinetti; Cancelliere Vincenzio del Chiaro
